(Al)italia terminale   1 comment

Alitalia, si tratta ancora: tavolo aggiornato al pomeriggio. Sindacati: «Ancora nodi da sciogliere»

Non bisogna chiedere l’aiuto del genio della lampada per capire come finirà la vertenza Alitalia.
I cittadini italiani dovranno accollarsi gli ingenti debiti della compagnia aerea “di bandiera” e gli esuberi saranno ricollocati nel pubblico impiego.
Questo perché in Italia le strutture statali, finte privatizzate o meno, non possono fallire ma sopratutto i dipendenti statali non possono essere licenziati. Per nessun motivo.
Infatti, l’impiego statale serve, oltre come valvola di sfogo occupazionale, come forma di integrazione e rieducazione al modello statuale.
Alitalia è paradigma di come in questo paese la “piramide della meritocrazia” sia rovesciata. Significa che i più garantiti e i meglio retribuiti sono coloro che lavorano, senza necessità di produttività, per lo stato o in aziende pseudo-privatizzate perennemente in deficit.
Mentre alla piccola e media impresa italiana si chiede di competere nel mercato globale, con una pressione fiscale insostenibile, il settore statale è sempre garantito. Non sono solo i famigerati politici, ma anche la pletora di dirigenti statali, funzionari ministeriali e le burocrazie inadempienti di ogni ordine che non si possono licenziare per nessun motivo.
Ma anche all’interno del settore pubblico la piramide è rovesciata poichè i più responsabilizzati sul campo (infermieri, poliziotti, insegnanti, soccorritori) sono i peggiormente pagati.
Ma lo scandalo nello scandalo è costituito dai sindacati. Essi si battono come leoni per i privilegiati mentre per gli sfortunati del settore privato la loro combattività è flaccida.
Appare chiaro che ne l’Alitalia ne l’Italia possono andare avanti per molto a lungo.

Pubblicato 12 luglio 2014 da Albino Galuppini in C'eran una volta l'Italia

Una risposta a “(Al)italia terminale

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  1. P.a., quanto tempo perso in fila allo sportello: in 10 anni l’attesa cresciuta del 44%

    I giornali ci tediano con queste statistiche inventate senza dirci che in Italia non si possono licenziare i dipeneti pubblici, nemmeno quelli condannati con sentenza definitiva.

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