Verso Bergamo come sardine sui vagoni imbrattati   Leave a comment

Uno degli aspetti positivi dell’essere pendolari consiste nella possibilità di osservare il paesaggio durante i viaggi in treno. Sbirciare nei giardini, tenere sotto controllo i cantieri di costruzioni e infrastrutture, ammirare la natura che si trasforma (e che viene trasformata). Tutte cose che non si possono fare sulla linea ferroviaria Brescia-Bergamo: i vetri di numerose carrozze sono stati oscurati dalla creatività dei writers. Chi si trova all’interno e ha avuto la fortuna di sedersi non vede quindi campi, fabbriche, fiumi e case, ma il retro di coloratissimi disegni.
Disegni molto simili a quelli che si possono notare sui muri esterni (e nelle sale d’attesa) di buona parte delle stazioni della linea. Ci sono a Coccaglio, dove binari, banchine (e panchine) sono ostaggio delle erbacce. Ci sono a Rovato: nel sottopasso e sulle pareti del vecchio deposito delle locomotive diventato il regno dei rifiuti. I grattacapi di questa stazione sono molti. Grazie all’apertura del bar (con sala slot) è stato risolto il problema del servizio carente della biglietteria. Rimane però quello – a detta dei pendolari – della mancanza di spazi in cui attendere seduti l’arrivo dei treni.
La situazione non è rosea nel Bresciano, come nella Bergamasca. In città, ad esempio, la stazione è un cantiere. I disagi per i viaggiatori non mancano: devono attraversare un sottopasso con cavi, teli e tubi in bella vista; le obliteratrici si trovano solo sul primo binario e in biglietteria…
«Brescia e Bergamo meritano un collegamento migliore – commenta un medico che abbiamo incontrato lunedì sul treno che parte da Brescia alle 6.50 -. Non è possibile che per andare da una città all’altra i convogli ci mettano almeno un’ora. Come si può chiedere alle persone di viaggiare di più in treno per ridurre il traffico veicolare se poi il servizio offerto è così carente?».
Orari alla mano, la situazione è critica. Bastino due esempi. Il primo: da Bergamo tra le 9.07 e le 12.07 non ci sono treni in grado di raggiungere Brescia senza implicare dei cambi (il «9.21» propone un cambio a Treviglio e uno a Olmeneta, per un totale di tre ore di viaggio). Il secondo: dopo le 22 per andare da Bergamo a Brescia bisogna passare da Pioltello (tempo stimato: da un’ora e mezza a due ore e mezza).
A questi problemi si aggiungono i sovraffollamenti (tanti pendolari sono costretti a stare in piedi) e i «costi non indifferenti dei biglietti», osservano due studentesse bresciane dell’Università di Bergamo. Le due ventenni, che abbiamo conosciuto sempre lunedì sul treno, hanno scelto due diverse forme di abbonamanto: l’una con 102 euro al mese («L’anno scorso erano 99», dice) può viaggiare su tutti i mezzi della Lombardia; l’altra con 53 utilizza solo i treni della Brescia-Bergamo. Un’altra ragazza, che sale sul treno ad Albano Sant’Alessandro, torna sul tema dei ritardi: «Io studio a Milano e da cinque anni viaggio, sempre in piedi, su questo treno. Una volta ogni due settimane perdo la coincidenza con il convoglio che mi porta a Milano». I ritardi fanno arrabbiare anche un bidello che prende il treno a Brescia per raggiungere una scuola di Palazzolo: «Con questo treno è difficile arrivare in orario». Sono d’accordo tre professoresse, che aggiungono disappunto circa la mancanza di igiene dei vagoni.
Viaggiare, dicevamo, non è semplice per i pendolari. Ma anche per il personale al lavoro sui convogli. «I controllori rischiano quotidianamente di essere aggrediti – commenta Giancarlo Manfredini, segretario provinciale ferrovieri della Fit-Cisl -. In ogni treno ci sono in media trenta persone sprovviste di biglietto». Manfredini si trovava lunedì mattina sul convoglio che è partito da Bergamo alle 9.07. Uno dei «venti convogli in materiale leggero – commenta – che vengono utilizzati in Lombardia da una trentina di anni per le tratte da circa cinquanta chilometri sulle quali è necessario fare tante fermare. Treni insomma molto vecchi che, se non vengono sostituiti, ci costringono a percorrere la Brescia-Bergamo in un’ora». Un’ora… quando va bene.
Barbara Bertocchi

Pubblicato 14 maggio 2014 da Albino Galuppini in Lamentazioni Ferrate, Treno per Tutti

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