Tra gasolio e polvere l’odissea verso Parma   Leave a comment

(Giornale di Brescia) Sei ore su e giù da vagoni sporchi e malfunzionanti, 17 fermate, 2 corse in treno annullate. È, in cifre, il viaggio-odissea Brescia-Parma andata e ritorno.
Noi l’abbiamo fatto martedì, come prima parte di un viaggio che nelle prossime settimane ci porterà anche sulle carrozze di altre linee ferroviarie frequentate dai pendolari bresciani.
La partenza è di primo mattino. Obiettivo: prendere il treno delle 6.54 che, in un’ora e 50 minuti dovrebbe portarci a Parma.
Alla stazione di Brescia annunciano che il nostro treno, composto da due soli vagoni, è prima al binario 6 e poi al binario 4. Saliamo, ma l’imprevisto non tarda ad arrivare: per «una forte perdita di gasolio» il treno viene soppresso. Pazienza (si fa per dire), dobbiamo «solo» attendere un’ora: il convoglio successivo inizia la sua corsa alle 7.54 dal binario 2 est (poi cambiato). Qualcuno ci saluta: prenderà un mezzo alternativo.
Noi aspettiamo, saliamo. Finalmente si parte. Il treno ferma in ben diciassette stazioni.  Il viaggio, per fortuna, non è infinito. Alle 9.50 arriviamo alla nuova (è stata inaugurata proprio martedì) stazione di Parma. Giunti a destinazione, proviamo a tornare indietro.
Sugli schermi del sottopasso, a fianco del codice del treno per Brescia (quello delle 10.22), al posto del numero del binario compare la scritta «PE», ovvero «piazzale esterno». Il motivo? Forse complice la soppressione della corsa delle 6.54, il treno che dovrebbe portarci a casa è stato sostituito da una corriera. La troviamo e saliamo. Le prime parole del conducente non sono confortanti: dice di non conoscere la strada. Alcuni salendo ammettono di non avere il biglietto. Alla fine si parte e, senza fare tappa in ogni paese, arriviamo a Brescia. Sono le 12.53.
È l’episodio di un giorno o la dura quotidianità dei pendolari? A sentire questi ultimi sembra proprio che i problemi si ripetano con frequenza giornaliera sulla linea Brescia-Parma. Marina Ferrari, insegnante bresciana che da settembre lavora a Piadena, racconta che «i ritardi dai 10 ai 30 minuti sono all’ordine del giorno». Conferma la situazione anche Fabio Maimona, 18enne di Nave che si sveglia alle 5.40 per raggiungere il Bonsignori di Remedello utilizzando prima il pullman (fino a Brescia) e poi il treno.
I problemi che ne conseguono non sono da poco: ieri, ad esempio, una donna che fa il medico a Casalmaggiore ha dovuto rinviare i primi appuntamenti della giornata. Una nonna di Calvisano stava andando a Parma per occuparsi della nipotina, ma il ritardo ha impedito alla figlia di recarsi al lavoro. Nicola Codini, che studia a Parma, ci ha fatto notare la mancanza di igiene e l’eccessivo numero di fermate («addirittura Remedello Sotto e Remedello Sopra»).

Barbara Bertocchi

Allora, vediamo di chiarire in sintesi:

  1. L’orario cadenzato di Trenord è migliore di quello di Trenitalia anche perchè c’è qualche treno in più.
  2. Permane il problema della puntualità ed efficienza del servizio in gran parte dovuto alle vetuste littorine Aln 668 (e simili) che hanno 50 anni.
  3. Il problema, stante l’automatizzazione del servizio, è la mancanza dell’elettrificazione che migliorerebbe drasticamente la qualità del servizio.
  4. Un sindacalista di una nota sigla nazionale mi ha riferito che ci sarebbero dei vincoli collegati dall’aeroporto militare di Ghedi rispetto all’elettrificazione. Non sono in grado di confutare la validità di quest’affermazione.
  5. Senza elettrificazione non si potranno ridurre significativamente i tempi di percorrenza.
  6. Riguardo alle stazioni di Remedello Sopra e Sotto, ho già spiegato che la stazione di Remedello Sotto si deve trasformare anche nella stazione di Casalmoro.
  7. Vero, tuttavia, che il cadenzamento proposto da Trenord non prevede treni diretti, se non uno in partenza alle 17.52 da Parma che impiega 90 minuti per raggiungere Brescia da orario.

Non so se questa Bertocchi ha mai preso realmente il treno Brescia Parma una volta in vita sua, ma mi da l’idea di essere un po’ demagoga stile Gabanelli.

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