Calo matricole universitarie: che fare?   Leave a comment

Università, in calo matricole e laureati

Il dati del Consiglio universitario nazionale: iscritti in calo del 5% nell’ultimo anno, -9,2% dal 2007

ROMA Meno matricole e meno laureati. L’università pubblica italiana arretra. Tutte le facoltà perdono iscrizioni (-5% nell’ultimo anno, -9,2% negli ultimi 4) – anche se le scientifiche tengono meglio – e il Sud e il Centro Italia soffrono di più rispetto al Nord.

A fotografare il poco confortante scenario dell’istruzione superiore in Italia (in controtendenza gli atenei privati che registrano un aumento delle immatricolazioni del 2% assorbendo il 6,6% degli immatricolati totali) sono due rapporti, uno realizzato dal Cun (Consiglio universitario nazionale), l’altro elaborato dal consorzio Almalaurea, entrambi presentati oggi nella sede della Crui.  (fonte: La Stampa)

Allora, come rimediare al calo di matricole universitarie?
Dal punto di vista dei trasporti, la ricetta è senz’altro quella di puntare sui treni a discapito degli autobus. Per percorrere 30 km con un treno locale servono 30 minuti, in bus 50 o più minuti. Le famiglie hanno meno risorse per permettersi un appartamento in sede per il figlio studente, il pendolarismo studentesco è destinato ad aumentare.

Poi occorre distribuire al meglio l’offerta formatica. Ritengo semplicemente mostruoso che in Lombardia e Veneto (15 milioni di abitanti in totale) esistano solo 3 facoltà di Farmacia, Medicina Veterinaria, Architettura, corsi di geologia, chimica, scienze agrarie ecc. mentre sotto il Po’ questi corsi sono presenti in molte sedi. Questo crea storture colossali quando si è in presenza del cosiddetto “numero programmato” (numero chiuso). E’ irrazionale che in un corso possano accedere solo il 20-30% di coloro che concorrono al test d’ingresso. Un “collo di bottiglia” che penalizza sia università sia studenti meritevoli. La storura diventa aberrazionea livello geografico, lo spiego con un esempio. Anni fa, per il neonato corso di laurea in Scienze Ambientali della facoltà di Matematica, Fisica e Scienze Naturali, fu istituito il numero chiuso ma con notevoli differenze a causa della maladistribuzione territoriale. A Milano gli accessi erano fissati a 160 (150 italiani + 10 stranieri) e al test d’ingresso si presentavano in 450 (ne entrava uno su tre) mentre a Parma potevano iscriversi in 70 ma al test si presentavano in 40, quindi entravano tutti, il test pro-forma diveniva una prova di autovalutazione. Questo perché in Emilia Romagna ci sono grandi università anche in piccole città, così le matricole si distribuiscono molto meglio tra le varie facoltà.

Ovvio che in tempi di magra in Lombardia e Veneto, regioni sottostrutturate, bisogna allargare la platea che accede attraverso le selezioni obbligatorie per avere più iscritti. Inoltre, occorre rivedere la normativa “diritto allo studio” che non sia appannaggio solo dei redditi bassissimi, se poco brillanti, che finiscono poi per non laurearsi.
Per incentivare l’iscrizione agli atenei bisogna, riassumendo, redistribuire le facoltà sul territorio nazionale e privilegiare il trasporto su rotaia, più veloce ed efficiente  di quello su gomma.

Pubblicato 12 dicembre 2012 da Albino Galuppini in Lamentazioni Ferrate, Trazione Elettrica

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